| BERSANI | TABACCI | PUPPATO | VENDOLA | RENZI | |
| Brivio |
118
|
4
|
5
|
25
|
104
|
| Calco |
71
|
1
|
12
|
38
|
95
|
| Cernusco Lombardone |
125
|
5
|
17
|
41
|
101
|
| Imbersago |
91
|
3
|
4
|
23
|
48
|
| Lomagna |
107
|
4
|
12
|
46
|
112
|
| Merate |
287
|
15
|
26
|
120
|
330
|
| Montevecchia |
73
|
2
|
5
|
23
|
75
|
| Olgiate Molgora |
99
|
5
|
17
|
42
|
97
|
| Osnago |
113
|
1
|
21
|
54
|
86
|
| Paderno d'Adda |
112
|
2
|
2
|
32
|
79
|
| Robbiate |
122
|
3
|
14
|
34
|
143
|
| Rovagnate |
96
|
8
|
15
|
39
|
152
|
| Verderio Superiore |
132
|
3
|
19
|
41
|
97
|
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26 novembre 2012
Primarie: i risultati del meratese
11 aprile 2012
Sono finiti i tempi dei partiti dei leader?
La attuale situazione politica sembra indicare il tramonto del Partito del leader, cioè dei movimenti politici quasi esclusivamente identificati dal proprio padre fondatore e leader carismatico.
A ben guardare però, la situazione non sembra così generalizzabile.
Il discorso ovviamente si adatta perfettamente alla situazione del partito di Berlusconi, che pur cambiando nome non ha mai cambiato la sua fisionomia di partito azienda guidato da un capo unico e ben definito, mai eletto e mai sotto giudizio degli iscritti.
Con la crisi personale del leader, il partito di Berlusconi è ovviamente andato in difficoltà.
Lo stesso discorso però non si può applicare sic et simpliciter a tutti gli altri partiti che presentano uno schema simile. Proviamo a vedere perché:
Il partito deve coinvolgere i circoli e gli iscritti nel processo decisionale, non deve cedere alla tentazione di pericolosi accordi sulle legge elettorale che ci riportino ai tempi in cui il governo era deciso dai segretari dei partiti dopo le elezioni. Il contatto con la base e con i cittadini deve essere il motore per partecipare ad una fase di vero rinnovamento. In tal senso, anche un cambio generazionale della classe dirigente appare coerente e necessario, ed andrebbe a mio avviso applicato non tramite traumatiche guerre fra correnti ma con un approccio condiviso che permetta alla esperienza degli attuali dirigenti di rimanere disponibile. Il congresso, le primarie e tutte le altre forme di democrazia devono essere utilizzate per rinnovarsi nella continuità dei valori da difendere e da promuovere.
Canzio Dusi
Twitter: @CanzioDusi
A ben guardare però, la situazione non sembra così generalizzabile.
Il discorso ovviamente si adatta perfettamente alla situazione del partito di Berlusconi, che pur cambiando nome non ha mai cambiato la sua fisionomia di partito azienda guidato da un capo unico e ben definito, mai eletto e mai sotto giudizio degli iscritti.
Con la crisi personale del leader, il partito di Berlusconi è ovviamente andato in difficoltà.
Lo stesso discorso però non si può applicare sic et simpliciter a tutti gli altri partiti che presentano uno schema simile. Proviamo a vedere perché:
- IDV, da un punto di vista strutturale è il partito che più assomiglia al movimento berlusconiano, poiché vive quasi esclusivamente sul carisma del proprio fondatore Di Pietro, non sembra avere una base radicata nel paese. Il primo obiettivo dell’IDV è sempre apparso essere la sconfitta di Berlusconi. Paradossalmente, il problema dell’IDV oggi è quindi quello di sopravvivere alla fine di Berlusconi, dovendo trovarsi nuovi obiettivi e nuove strategie. Per ora Di Pietro ha solo trovato un nuovo nemico in Monti, ma non può essere questa la strada definitiva, per cui il partito è in un periodo di transizione che sembra confermare come lo schema del partito del leader non funzioni più
- FLI, in un certo senso anche qui il padre fondatore Fini è l’indiscusso leader, ma in questo caso la situazione è differente. Il FLI ha la possibilità di tornare ad essere partito di ispirazione popolare raccogliendo le istanze di una destra moderna che in Europa ha spesso goduto di successi elettorali importanti. In questo caso la fine del berlusconismo rappresenta una opportunità per uscire dalla destra populista e tornare a fare politica
- UDC, anche in questo caso il leader indiscusso è Casini, che sta tramando per tornare ad un Italia proporzionalista in cui un partito come il suo può agire da ago della bilancia post-elettorale per ottenere ruoli rilevanti con una minima, ma decisiva, percentuale di voti. Un pericoloso ritorno al passato che attualmente sembra quanto mai probabile
- Lega, il travaglio del movimento secessionista nasce dalle difficoltà del suo leader maximo e del suo cerchio magico, ma in realtà il movimento ha una sua presenza nel territorio e soprattutto ha una rispondenza culturale in una fetta significativa di popolazione che si riconosce nel populismo, nella filosofia del padroni a casa nostra, nell’individualismo come libertà personale e come obblighi per tutti gli altri, in particolare per chi riconosco come diverso da me. In questo caso la base culturalerimane ed è sul piano culturale che va combattuta la battaglia, non è (solo) un problema di leader, si tratta di sconfiggere una visione sociale negativa e diffusa.
Il partito deve coinvolgere i circoli e gli iscritti nel processo decisionale, non deve cedere alla tentazione di pericolosi accordi sulle legge elettorale che ci riportino ai tempi in cui il governo era deciso dai segretari dei partiti dopo le elezioni. Il contatto con la base e con i cittadini deve essere il motore per partecipare ad una fase di vero rinnovamento. In tal senso, anche un cambio generazionale della classe dirigente appare coerente e necessario, ed andrebbe a mio avviso applicato non tramite traumatiche guerre fra correnti ma con un approccio condiviso che permetta alla esperienza degli attuali dirigenti di rimanere disponibile. Il congresso, le primarie e tutte le altre forme di democrazia devono essere utilizzate per rinnovarsi nella continuità dei valori da difendere e da promuovere.
Canzio Dusi
Twitter: @CanzioDusi
06 aprile 2012
Maggioritario o proporzionale?
E’ fondamentale modificare la attuale legge elettorale in Parlamento.Per farlo, serve che una maggioranza di parlamentari converga su una proposta.
Detto questo, poiché ogni partito avrebbe la sua proposta, o si trova una sintesi che comprenda le diverse opzioni rischiando di generare l’ennesimo compromesso che non risolve nulla, oppure qualche partito arretra accettando la proposta che sembra avere più chance di raggiungere una possibile maggioranza di voti.
Se questo sarà il processo seguito per archiviare l’attuale vergognosa legge elettorale e ridare agli elettori la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati, sarà giusto sostenere la nuova legge pur se non ci soddisfa.
Ricordiamo con l’occasione che il PD sostiene la legge elettorale maggioritaria uninominale a doppio turno.
Quale è il vantaggio del maggioritario rispetto al proporzionale?
Il principale vantaggio del meccanismo maggioritario consiste nel fatto che le coalizioni di governo ed i relativi programmi si definiscono prima di andare a votare, così l’elettore sceglie chi e come governerà.
Quando c’era il proporzionale, infatti, per esempio, un elettore particolarmente attento al problema della famiglia votava per la DC che nel suo programma prevedeva leggi di sostegno all’istituzione familiare.
Poi però il governo era composto da 5 partiti, i segretari di partito nominavano un primo ministro che magari l’elettore che stiamo usando ad esempio non avrebbe mai votato e il nuovo programma di governo non conteneva alcuna norma a favore della famiglia.
Il difetto del maggioritario invece sta nel fatto che chi vince, anche con un solo voto di scarto, governa e non c’è distribuzione proporzionale dei seggi rispetto ai voti. Inoltre, il maggioritario funziona se la coalizione resta compatta e coerente.
Il maggioritario a doppio turno, infine, permette di pesare al primo turno le varie componenti proprio per rendere poi più stabile la coalizione vincente.
Canzio Dusi
Twitter: @CanzioDusi
Detto questo, poiché ogni partito avrebbe la sua proposta, o si trova una sintesi che comprenda le diverse opzioni rischiando di generare l’ennesimo compromesso che non risolve nulla, oppure qualche partito arretra accettando la proposta che sembra avere più chance di raggiungere una possibile maggioranza di voti.
Se questo sarà il processo seguito per archiviare l’attuale vergognosa legge elettorale e ridare agli elettori la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati, sarà giusto sostenere la nuova legge pur se non ci soddisfa.
Ricordiamo con l’occasione che il PD sostiene la legge elettorale maggioritaria uninominale a doppio turno.
Quale è il vantaggio del maggioritario rispetto al proporzionale?
Il principale vantaggio del meccanismo maggioritario consiste nel fatto che le coalizioni di governo ed i relativi programmi si definiscono prima di andare a votare, così l’elettore sceglie chi e come governerà.
Quando c’era il proporzionale, infatti, per esempio, un elettore particolarmente attento al problema della famiglia votava per la DC che nel suo programma prevedeva leggi di sostegno all’istituzione familiare.
Poi però il governo era composto da 5 partiti, i segretari di partito nominavano un primo ministro che magari l’elettore che stiamo usando ad esempio non avrebbe mai votato e il nuovo programma di governo non conteneva alcuna norma a favore della famiglia.
Il difetto del maggioritario invece sta nel fatto che chi vince, anche con un solo voto di scarto, governa e non c’è distribuzione proporzionale dei seggi rispetto ai voti. Inoltre, il maggioritario funziona se la coalizione resta compatta e coerente.
Il maggioritario a doppio turno, infine, permette di pesare al primo turno le varie componenti proprio per rendere poi più stabile la coalizione vincente.
Canzio Dusi
Twitter: @CanzioDusi
21 febbraio 2012
Elezioni
Il prossimo importante snodo della politica italiana sarà legato alle elezioni amministrative.
Se ne parlava anche durante l’incontro molto interessante di Giovedì scorso a Calco in cui si discuteva degli effetti della finanziaria sui bilanci dei Comuni.
Il PDL inizia ad ipotizzare di presentarsi come lista civica, senza simbolo. Un chiaro segnale di paura per i risultati che potrebbero essere molto negativi.
Se il PDL uscisse dalle elezioni con le ossa rotte, ecco che per esempio il ministro Passera potrebbe forzare la richiesta di pagare le frequenze televisive beneficiando del poco interesse che avrebbe il PDL a far cadere il governo per andare a elezioni anticipate.
Come si sa, il PDL basa la sua strategia sui sondaggi ed evidentemente i risultati che stanno giungendo ai vertici del PDL non sono incoraggianti.
In realtà, ci sono sondaggi in circolazione molto diversi fra loro.
Tutte queste consultazioni più o meno complete confermano in ogni caso che esiste davvero un partito che uscirebbe oggi vincente a mani basse dalle urne: il partito del non voto.
I potenziali elettori che oggi non andrebbero a votare rappresentano la vera sfida di ogni partito.
Il PD deve convincere questi elettori di essere un partito affidabile, con le idee chiare, in grado di governare con linearità e di dare stabilità al paese. Sembra facile, ma in realtà un partito che vuole essere la alta sintesi di culture fra loro diverse deve scontrarsi con un continuo tentativo delle proprie componenti di distinguersi dalle altre, di non farsi omologare dal partito nella sua globalità.
Ecco perché purtroppo leader nazionali importanti, che avrebbero tutte le sedi e le opportunità per portare avanti le loro posizioni all’interno del partito, preferiscono spesso la grancassa dei media. L’obiettivo non è sostenere le loro posizioni all’interno del partito, ma lanciare messaggi di distinzione verso l’esterno per ottenere visibilità al di fuori del partito stesso.
L’effetto di queste amplificazioni dei distinguo presenti all’interno del PD fa aumentare la diffidenza degli elettori che tenderebbero a votare un partito riformista e di centro-sinistra, ma non vogliono assistere all’ennesimo spettacolo di litigi, divisioni, rotture.
Usciamo pure dalle nostre riunioni interne con gli occhi pesti e la mani gonfie, ma con una posizione finale unitaria. Chiunque parla a nome del PD, riporti la versione ufficiale prima di tutto. Non è vietato spiegare le proprie remore, ma non è ammissibile farne una bandiera di distinzione incolmabile.
Il coordinatore dei circoli PD del meratese
Canzio Dusi
Twitter: @CanzioDusi
Se ne parlava anche durante l’incontro molto interessante di Giovedì scorso a Calco in cui si discuteva degli effetti della finanziaria sui bilanci dei Comuni.
Il PDL inizia ad ipotizzare di presentarsi come lista civica, senza simbolo. Un chiaro segnale di paura per i risultati che potrebbero essere molto negativi.
Se il PDL uscisse dalle elezioni con le ossa rotte, ecco che per esempio il ministro Passera potrebbe forzare la richiesta di pagare le frequenze televisive beneficiando del poco interesse che avrebbe il PDL a far cadere il governo per andare a elezioni anticipate.
Come si sa, il PDL basa la sua strategia sui sondaggi ed evidentemente i risultati che stanno giungendo ai vertici del PDL non sono incoraggianti.
In realtà, ci sono sondaggi in circolazione molto diversi fra loro.
Tutte queste consultazioni più o meno complete confermano in ogni caso che esiste davvero un partito che uscirebbe oggi vincente a mani basse dalle urne: il partito del non voto.
I potenziali elettori che oggi non andrebbero a votare rappresentano la vera sfida di ogni partito.
Il PD deve convincere questi elettori di essere un partito affidabile, con le idee chiare, in grado di governare con linearità e di dare stabilità al paese. Sembra facile, ma in realtà un partito che vuole essere la alta sintesi di culture fra loro diverse deve scontrarsi con un continuo tentativo delle proprie componenti di distinguersi dalle altre, di non farsi omologare dal partito nella sua globalità.
Ecco perché purtroppo leader nazionali importanti, che avrebbero tutte le sedi e le opportunità per portare avanti le loro posizioni all’interno del partito, preferiscono spesso la grancassa dei media. L’obiettivo non è sostenere le loro posizioni all’interno del partito, ma lanciare messaggi di distinzione verso l’esterno per ottenere visibilità al di fuori del partito stesso.
L’effetto di queste amplificazioni dei distinguo presenti all’interno del PD fa aumentare la diffidenza degli elettori che tenderebbero a votare un partito riformista e di centro-sinistra, ma non vogliono assistere all’ennesimo spettacolo di litigi, divisioni, rotture.
Usciamo pure dalle nostre riunioni interne con gli occhi pesti e la mani gonfie, ma con una posizione finale unitaria. Chiunque parla a nome del PD, riporti la versione ufficiale prima di tutto. Non è vietato spiegare le proprie remore, ma non è ammissibile farne una bandiera di distinzione incolmabile.
Il coordinatore dei circoli PD del meratese
Canzio Dusi
Twitter: @CanzioDusi
14 febbraio 2012
La modifica della legge elettorale
E’ fondamentale modificare la attuale legge elettorale in Parlamento.
Per farlo, serve che una maggioranza di parlamentari converga su una proposta.
Detto questo, poiché ogni partito avrebbe la sua proposta, o si trova una sintesi che comprenda le diverse opzioni rischiando di generare l’ennesimo compromesso che non risolve nulla, oppure qualche partito arretra accettando la proposta che sembra avere più chance di raggiungere una possibile maggioranza di voti.
Se questo sarà il processo seguito per archiviare l’attuale vergognosa legge elettorale e ridare agli elettori la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati, sarà giusto sostenere la nuova legge pur se non ci soddisfa.
Ricordiamo con l’occasione che il PD sostiene la legge elettorale maggioritaria uninominale a doppio turno.
Quale è il vantaggio del maggioritario rispetto al proporzionale?
Il principale vantaggio del meccanismo maggioritario consiste nel fatto che le coalizioni di governo ed i relativi programmi si definiscono prima di andare a votare, così l’elettore sceglie chi e come governerà.
Quando c’era il proporzionale, infatti, per esempio, un elettore particolarmente attento al problema della famiglia votava per la DC che nel suo programma prevedeva leggi di sostegno all’istituzione familiare.
Poi però il governo era composto da 5 partiti, i segretari di partito nominavano un primo ministro che magari l’elettore che stiamo usando ad esempio non avrebbe mai votato e il nuovo programma di governo non conteneva alcuna norma a favore della famiglia.
Il difetto del maggioritario invece sta nel fatto che chi vince, anche con un solo voto di scarto, governa e non c’è distribuzione proporzionale dei seggi rispetto ai voti. Inoltre, il maggioritario funziona se la coalizione resta compatta e coerente.
Il maggioritario a doppio turno, infine, permette di pesare al primo turno le varie componenti proprio per rendere poi più stabile la coalizione vincente.
Canzio Dusi
Twitter: @CanzioDusi
Per farlo, serve che una maggioranza di parlamentari converga su una proposta.
Detto questo, poiché ogni partito avrebbe la sua proposta, o si trova una sintesi che comprenda le diverse opzioni rischiando di generare l’ennesimo compromesso che non risolve nulla, oppure qualche partito arretra accettando la proposta che sembra avere più chance di raggiungere una possibile maggioranza di voti.
Se questo sarà il processo seguito per archiviare l’attuale vergognosa legge elettorale e ridare agli elettori la possibilità di scegliere da chi essere rappresentati, sarà giusto sostenere la nuova legge pur se non ci soddisfa.
Ricordiamo con l’occasione che il PD sostiene la legge elettorale maggioritaria uninominale a doppio turno.
Quale è il vantaggio del maggioritario rispetto al proporzionale?
Il principale vantaggio del meccanismo maggioritario consiste nel fatto che le coalizioni di governo ed i relativi programmi si definiscono prima di andare a votare, così l’elettore sceglie chi e come governerà.
Quando c’era il proporzionale, infatti, per esempio, un elettore particolarmente attento al problema della famiglia votava per la DC che nel suo programma prevedeva leggi di sostegno all’istituzione familiare.
Poi però il governo era composto da 5 partiti, i segretari di partito nominavano un primo ministro che magari l’elettore che stiamo usando ad esempio non avrebbe mai votato e il nuovo programma di governo non conteneva alcuna norma a favore della famiglia.
Il difetto del maggioritario invece sta nel fatto che chi vince, anche con un solo voto di scarto, governa e non c’è distribuzione proporzionale dei seggi rispetto ai voti. Inoltre, il maggioritario funziona se la coalizione resta compatta e coerente.
Il maggioritario a doppio turno, infine, permette di pesare al primo turno le varie componenti proprio per rendere poi più stabile la coalizione vincente.
Canzio Dusi
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